23 ottobre 2008
"Mistica e lenta... la dolce attesa."
A volte capita che la vita ci schiacci e per farlo può
utilizzare il metodo più semplice oggi, la nostra società.
Il suo pretendere che si lavori non offrendone le possibilità
e, quando queste si realizzano e si riesce addirittura a uscire
dall'orrore del precariato, ci si scontra con il problema
dell'età moderna, l'alienazione crescente dovuta al
fatto che l'organizzazione del lavoro non è umana in
nessun aspetto e col passare del tempo non può che
portare a depressione e male di vivere.
Il protagonista di questa storia è un consulente sistemista
informatico, una persona anonima tra le tante, che viene chiamata
"Sintaxerror" come le celeberrime schermate d'errore
di commodoresessantaquattresca memoria.
Il problema di questa categoria (di cui faccio parte) è
che, o si viene sbattuti da un'azienda all'altra proibendo
persino il concetto di avere dei colleghi, oppure si rimane
ancorati a certi progetti "eterni" senza possibilità
di crescita professionale e la conseguente idea che questo
castrerà ogni possibilità per il futuro. Sfruttati.
Schiavi veri e propri dato che vengono anche trattati come
tali dai loro superiori e non.
Il romanzo, nella sua prima parte, ci fa entrare un po' nella
testa di Sintax e io ho trovato inquietante il fatto che condividiamo
moltissimi pensieri strambi. Inquietante perché, da
come è scritto il libro, una splendida prima persona,
si ha l'impressione di leggere uno di quei romanzi con protagonista
narrante serial killer, alla American Psycho, alla Zombie
della Oates, tanto per intenderci.
Ma purtroppo per lui Sintax è solo una vittima della
"normalità" che lo costringe a sfociare in
un nichilismo fatto di continue sigarette e soprattuto alcolici.
Non si può che concordare con lui quando ci mostra,
tramite pensieri affilati, quanto sia assurdo e spesso impossibile
vivere, senza più ore libere per sé stessi,
e quando si ha un attimo di tempo, accorgersi che la gente
è in generale assurda e non fa che seguire mode di
ogni genere, sempre pronta a sbranarsi, perché quello
che conta oggi è tale e quale a quello che contava
nella preistoria e le nostre clave sono i clacson che suonano
nervosamente, capi frustrati che si sfogano sugli impiegati...
La società moderna è una Macchina che schiaccia
l'anima un tempo libera.
La storia riesce sempre a fermarsi un passo prima di diventare
ripetitiva e, nella seconda parte, ci si meraviglia di quanto
sta accadendo al protagonista perché nel frattempo
entra in scena un inaspettato elemento che oserei definire
fantasy!
Pur avendo in Sintax il suo epicentro indiscusso, la storia
presenta alcuni personaggi tra cui spicca l'inaspettato coinquilino
chiamato "l'uomo che cuce gli occhi" (e capirete
il perché leggendo delle scene piuttosto "gore"),
i carcerieri e capi-carcerieri che poi sarebbero i superiori
di Sintax, e poi Anna, una collega (tra le più umane).
Interessante osservare come questa sia l'unico personaggio
al quale viene affibbiato un nome proprio, probabilmente per
evidenziare come sia un personaggio che riesce a far dimenticare
a Sintax lo schifo che lo circonda, perché l'amore
si sa che è tutto... Eppure, il romanzo riesce a inserire
la parentesi amorosa senza banalizzarne il concetto come spesso
accade, non mettendolo al centro di tutto, è solo una
delle cose descritte dal protagonista come una cosa come un'altra...
Uno di quei libri che io definisco "manuali", perché
pongono le giuste domande e a volte si avvicinano, come in
questo caso, anche a dare non dico risposte, ma una direzione,
un orientamento ben preciso. Si evidenzia per esempio l'estrema
difficolta, anzi impossibilità, di farcela da soli,
ecco che entra in scena il comprimario, l'uomo che cuce gli
occhi, il classico aiuto dalla persona che non ti aspetti,
che ti ammutolisce perché ha ragione, che non è
in grado di aiutare ma offre indizi.
E così la morte può finire in un cassetto e
l'autore piazza nell'incredibile finale, la metafora di una
vera e propria rinascita. Ma che è a sua volta una
metafora nella metafora, perché nel suo aspetto si
rispecchiano evidentemente le difficoltà presenti nella
salvezza stessa. Non c'è pietà e questo proibisce
l'avverarsi di un vero e proprio lieto fine.
Un romanzo breve e ispirato, scritto egregiamente ed esente
da refusi. Una voce fuori dal coro, quella dell'autore Giordano
Lannaioli, che mi auguro possa partorire (!) presto altri
lavori ben fatti come questo. Mi incuriosisce molto in quanto
il suo stile è adattabile a svariate tipologie di romanzo
e potrebbe rivelarsi un autore felicemente poliedrico.
Angelo Iavarone
Link
alla recensione sul sito Anobii.com
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